04 feb 2015

Riflessioni italiane (sentite dire)


Ultimamente ho letto un articolo su un fotografo, il quale, mentre lavorava 4 anni come tassista, gli è venuta in mente un’idea di fare, alla fine di corsa, le foto ai propri clienti (ovviamente con il loro consenso), ed in questo modo è nato il progetto “Taxi” che mostra la varietà delle persone che vivono in un piccolo paese di Gran Bretagna. Ovviamente tutto molto abbreviato.
Non viaggio spesso con taxi, anzi ci salgo solo quando devo andare all’aeroporto, tuttavia la storia del fotografo mi ha ispirato a scrivere due frasi su quella che ho potuto ascoltare prendendo una volta il taxi. In altre parole, le riflessioni italiane (sull’Italia) sentite dire.



Saliamo. Siccome i tassisti sono per natura molto socievoli, la conversazione è cominciata subito dopo aver allaciato le cinture. Il tassista ci chiede di dove siamo, e, una volta saputo della mia nazionalità dice “Bene, bene” e mi manda un sorriso, guardandomi dallo specchietto retrovisore. Visto che sono una delle persone che preferiscono ascoltare che parlare, la conversazione la fa procedere piuttosto C. a cui invece piace parlare sempre con la gente. L’argomento passa subito all’arte e in questo momento comincio a tendere l’orecchio. Mi pare che abbiamo trovato un hobby  in comune, e appena il tassista ci cofessa di essere un compositore e musicista, ne sono sicura.

„Davvero?”, mi interesso, e il signore sul sedile anteriore dichiara, con l’orgoglio, che suona il piano e la chitarra e i suoi spettacoli godono di una bella fama.

„Faccio i concerti sia all’aperto sia al chiuso. Una volta ho suonato anche in Piazza Maggiore, qua a Bologna, e pure nelle altre città.”, continua e aggiunge che il suo stile e lo stile Santana, e io sorrido e mi assicuro che è del Sud. C., come se leggesse nei miei pensieri, chiede al nostro Santana se è bolognese.

„Ma no! Sono di Salerno („Lo sapevo!”, penso tra me e me), però saranno ormai circa 40 anni da quando mi sono trasferito a Bologna.” Aggiunge e di nuovo ci guarda dallo specchietto. “Mi sorprende che i giovani ancora vogliono venirci. Oggi Bologna non è come anni fa. È sporca. Il centro storico è bello, vero? Ma se aveste potuto vederlo come era trent’anni fa. Allora era veramente bello. Oggi è un po’... triste, sconsolato direi. Ho sensazione che sempre di meno si rispetti il passato. Lo si copre con uno strato colorato di graffito, e tutto quello che una volta doveva rallegrare gli occhi, oggi gli infstidisce. Certo, l’arte è l’arte, anche quella urbana. E se essa rapresentasse qualcosa, sì, sarei in grado di accettarla.” Ha taciuto per un attimo, cambiando la corsia, dopo di che fa un sospiro e continua: “Quello che mi da più fastidio è la mancanza di rispetto per la cultura e l’architettura. Siamo un paese che ha dato vita agli artisti conosciuti in tutto il mondo. Siamo un paese con una ricchissima storia e cultura che nessun altro paese potrebbe farci la concorrenza, ovviamente senza offendere la cultura polacca (in questo momento mi guarda e sorride). Però il nostro sbaglio peggiore è il fatto che non siamo in grado di apprezzarlo, e ,ancora peggio, sfruttarlo.  La gente fa un viaggio di mezzo mondo per vedere una pietra,  e i musei bolognesi, le chiese, i monumenti, chi  se ne ricorda? Per noi un palazzo o la chiesa che era un testimone degli ultimi 300 anni ha lo stesso valore di quelli costruiti nell’ultimo decennio. L’arte italiana è diventata per noi una cosa così ovvia, che abbiamo smesso di esserne orgogliosi, anzi, abbiamo smesso di farci caso. A chi importa che ogni anno il nostro paese è visitato da migliaia di turisti. Quando sono stato in Inghilterra per visitare un museo ho pagato 14£. A Sevilla per entrare nella cattedrale ho speso 8 euro. E da noi? Da noi tutto è gratuito.”


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