20 mar 2015

I topi veneziani e gli stivali




Pioggia. Quando arriva, anche se prevista due giorni prima, sembra sorprendere tutti, soprattutto i turisti, ai quali bagna la gita. I tuoni fanno spaventare da lontano, sebbene dai suoi ruggiti smorzati si possa dedurre che non si stanno avvicinando verso di noi. L’acqua scorre lungo le calli, i quali, dato che sono strette, sembrano riempirsi di essa. Tutta la città pare essere una nave affondata dall’alto che, stranamente, non si dondola ma sguazza. Ed io, nascosta sotto l’ombrello, fisso la riva e sento strana eccitazione, pensando cosa succederebbe se tutta l’acqua del marciapiede veramente si uguagliasse con quella dei canali.


Quando piove, le gondole e i taxi acquei si scontrano, sbattendo ritmicamente, alcuni coperti con i teloni, altri lasciati a bagnarsi. Da lontano senti, portate dall’eco, le risate allegri, qualcun altro scatta una foto ah-guarda-sono-a-venezia-e-piove. Ci fermiamo sotto una tettoia di un negozio, sperando di riuscire ad aspettare la fine del diluvio. Chiediamo alla commessa se sa dove si trova il posto dove vogliamo arrivare, tuttavia lei, sorridendo, sostiene che le dispiace e che non lo sa. La ringraziamo e restiamo là, in piedi. Lei, dopo un po’, chiaramente impaziente, ma sempre sorridendo, ci dice di lasciare il nostro rifugio perché “facciamo scappare i clienti”. Guardiamo intorno, lungo le calli scorre solo l’acqua, e singole persone che si trovano nel nostro campo visivo, stanno, come noi, in piedi sotto le tettoie delle caffetterie, indecise se intraprendere la sfida. Guardiamo di nuovo alla commessa, che batte velocemente le ciglie con complicità, e questa volta sorrido anch’io. Non posso non darle ragione. Riprendiamo il cammino, sotto la pioggia, contro la corrente.

Gong veneziano

Quando tutti i segni sulla terra, nel cielo e sul mare annunciano l’arrivo dell’Acqua Alta, la città sui pali viene riempita di passarelle, le quali prima vengono messe per terra con le gambe insù come se fossero i fiammiferi, e si comincia la vendita di massa degli stivali di gomma. Le scarpe che ci assomigliano, sembra che erano ultimamente alla moda quindi chissà se non costano di più. I pachistani che vendono per strada si aggorgono più velocemente dei bisognosi acquirenti. Basta che cadi la prima goccia di pioggia, oppure si sentono dire le prime voci sull’arrivo dell’Acqua Alta, quelli ti seguiranno per una decina di metri, provando, a tutti i costi, a venderti un paio di stivali, ombrello e una rosa nello stesso tempo. L’Acqua alta rallegra i turisti e dà fastidio agli abitanti, ed io che allora vivevo a pianoterra, mi chiedevo come la proprietaria dell’appartamento risovle questo problema.
Ho sentito delle storie sull’attraversare la Piazza San Marco, e poi verso l’asciutta parte della città, con i pantaloni ripiegati sopra le ginocchia e con le scarpe in mano. Tuttavia nessuno è sorpreso. L’arrivo dell’acqua viene annunciato da un urlo delle sirene d’allarme, come in tempi antichi un suono del gong annunciava l’arrivo del nemico.
“Una volta hanno suonato di notte, pensavo fosse la guerra”, ha detto, volendo farci ridere. Le sirene d’allarme suonano a seconda del livello che l’acqua raggiunge, ed ogni segnale è diverso dal precedente. Se non oltrepassa 110 cm, l’allarme è singolo, prolungato. Se invece oltrepassa 120, 130 e 140 cm, suona due, tre o quattro volte con una frequenza crescente. Tuttavia, se l’Acqua Alta non arriva, ed a Venezia semplicemente piove, la città sembra essere una barca stabile, che si sottopone all’acqua dalla quale, in fin dei conti, è dipendente.




Chi dà da mangiare ai ratti?

La pioggia a Venezia non piace non solo agli uomini. Fa scappare anche i ratti (oppure ai grandi topi di dimensioni dei ratti). Osservando uno di essi, come corre dai muri caldi di un palazzo fino al pozzo collocato in mezzo del campo, per poi aspettare (1, 2, 3,  4....) un attimo e mettersi a correre di nuovo fino ad un altro rifugio dall’altra parte del campo, quasi quasi sento il suo contare pauroso (1, 2, 3, 4...). I ratti (o topi, o tutti e due) a Venezia, come su una nave, non si fanno vedere, anche se è ovvio che ci sono. Lo stesso riguardava i gatti. Persino mi chiedevo a cosa porterà un’esistenza idillica di questi reditori se non verranno “mangiati” dalla selezione naturale. Era così fino ad una notte, quando in Campo San Polo ho visto un piumoso gatto rosso, il quale, solo quando mi sono trovata alla sua portata, ha raggiunto la mia gamba come se fosse spalmata di gattaia, e ha cominciato a strofinarsi. Dal profondo del suo essere felino arrivava una fusa tremante, ed io, non sapendo perché, ho sentito il sollievo, pensando alla sorte dei ratti.

Trovato davanti ad un palazzo. Niente da aggiungere :)


Quando piove, Venezia è l’unica città dove sento un’armonia ideale con questa forza naturale. Ogni pioggia veneziana, quando ormai scenderà dai tetti, sui muri e sul marciapiede, e da esso finalmente ai canali, sembra continuamente circondare la città. La pioggia, soprattutto quella non aspettata, ti costringe di vivere un attimo di solitudine, quando sei seduto sotto uno dei pochi portici. Osservi come la città si pulisce dalla polvere e dalle tracce dei turisti, degli abitanti e dalle tue, per poi, quando di nuovo uscirà il sole, far rientrare una folla dei piedi. La pioggia, al contrario dell’Acqua alta, pulisce, non lasciando un denso sedimento. Tu invece porti a casa, negozio o caffetteria, nelle tue scarpe bagnate, la sabbia e polvere delle calli veneziane, e sai che condividi con essa la scioltezza acquea.


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