9 mag 2015

Essenza d'Italia


Ogni paese viene formato soprattutto dalle persone, e per questo ho deciso di dedicarle un po’ di attenzione. Nella serie “Essenza d’Italia” vorrei mostrarvi, un po’ scherzando e un po’ seriamente, dei lati culturali, sociali e linguistici del Bel Paese visti da una straniera.  Tutto è cominciato anni fa, anche a maggio,c’ era il matrimonio, c’era una casa piena di gente, tutto quello che volevo. E tutto quello che ho imparato dopo, lo devo in gran parte alle persone che ho conosciuto.


Sul abitare

Mentre andavamo a La Spezia, come se seguissimo la linea d’aria, abbiamo attraversato 3 regioni. Siamo partiti dall’Emilia-Romagna e in seguito ci siamo trovati in Toscana. Le riflessioni su una Toscana “situata vicino all’autostrada” sembra essere un argomento abbastanza interessante per un intero post. Le case ed i paesaggi che passavamo non erano tanto diversi da quelli lasciati 10 km fa in Emilia-Romagna. Non si vedevano neanche dei viali idilliaci e dei cipressi. Solo l’aria che violentemente entrava dal finestrino aveva un odore quasi toscano. Addirittura ci siamo immaginati una scenetta divertente in cui un italiano confessa di vivere in Toscana e la folla di ascoltatori immagina una vecchia casa di pietra, ristrutturata, con delle persiane di color verde scuro, dei lunghi viali, dei campi gialli e l’odore delle olive. Mentre il nostro toscano abita al nord della regione, vicino al confine con la Liguria, due chilometri dall’autostrada. “Mannaggia amico, che invidia!”, dicono, e lui “Eh già, sapete, la Toscana non è per tutti”.
Le situazioni simili mi fanno venire un silenzioso ridacchiare.
Un amico ha vissuto per molti anni a Mira vicino Venezia. Quando veniva in Polonia e lo chiedevano dove abita, lui, volendo evitare le spiegazioni e senza rifletterci troppo su, rispondeva di vivere a Venezia, il che provocava una rumorosa eccitazione fra gli ascoltatori. Tutti  ormai lo immaginavano mentre arriva in barca alla propria casa che, ovviamente, si trova a due passi dalla Piazza San Marco. L’eccitazione calava quando in seguito ha dovuto spiegare che non è esattamente così.
Quanto pochi anni dopo ho avuto la possibilità di condividere la terra e il cielo con la città sull’acqua, ho chiesto ad uno straniero (che ci studiava e lavorava) allora conosciuto, com’è finito a Venezia. “Da sempre volevo viverci. Ed eccomi qui.” Sembra abbastanza facile, no?



Sul mangiare

La possibilità di imparare la lingua italiana mi ha ampliato gli orizzonti, e devo moltissimo ai miei studi. Prima di tutto mi sono curata dalle banalità di ignoranza, come credere ciecamente che gli spaghetti con i pomodori è l’unico modo di preparare la pasta, e che i peperoni è un tipo di salame che si usa sulla pizza. Il peperone è semplicemente “papryka” (il peperone) polacco. Ed il salame è il salame. Ho attraversato una lunga strada delle strane creature della pronuncia francese o inglese: latte macchiato è latte maKiato e non latte maSCIato, bruschetta è brusKetta e non bruSCEta, e lamborghini è lamborGHini e non lamborGIni ecc. Finendo con l’essenza del mattino, ovvero la caffeina chiusa nei grani. Quando ad un bar chiediamo un caffè riceveremo un caffè espresso e non un nescafè solubile in una tazza grande. Più simile al caffè polacco in una tazza grande può essere il caffè americano, cioè un caffè espresso allungato con un’acqua bollente. Il problema non risolve neanch il latte, visto che caffè latte è semplicemente il caffè espresso con un po’ di latte. E il famoso cappuccino è “un caffè, non caffe”, dagli italiani considerato piuttosto una calda bevanda al caffè che rende il mattino più piacevole.  E non esistono le spiegazioni tipo “No grazie, non bevo più caffè, ho già bevuto un cappuccino”. Dai, il cappuccino non è un caffè.  Mentre ogni momento è giusto per un bel caffè.  Dopo il pranzo, di pomeriggio, dopo la cena, anche se ci alziamo dalla tavola alle 23.

Il pranzo è un pasto quasi santo. Comunque abbastanza importante per meritare un lungo attimo di contemplazione durante una pausa pranzo. Tra le ore 13.30 e le 15 l’Italia si ferma. Non si parla nemmeno di comprare una medicina in una farmacia o di visitare una chiesa. Durante la pausa pranzo tutti gli impiegati si staccano dai pc e vanno a riempire il proprio stomaco. Siccome un impiegato affamato è un cattivo impiegato.



Sul guidare e sul baciare

Oltre ad ampliare gli orizzonti culinari, ho arricchito la mia cultura per quanto riguarda le abitutini italiane. Non importa se il semaforo è verde, arancione o rosso. Se sei un pedone, e una macchina non si avvicina (troppo), puoi attraversare la strada. Alla fine il tempo è il denaro. Soprattutto a Bologna dove il semaforo arancione dura due volte di più di quel verde.
Quanto in Polonia se qualcuno si bacia per salutarsi lo fanno piuttosto le donne, e gli uomini si limitano ad una forte stretta di mano, tanto in Italia, senza problemi, tutti si baciano due volte, un bacio su una guancia.  Gli uomini italiani se lo fanno è un gesto piuttosto simbolico, un delicato tocco sulla guancia. Ma lo fanno. Siccome io sono una delle persone che quei gesti intimi li limito soprattutto per le persone molto vicine, è stato per me abbastanza divertente baciare le persone che vedevo la seconda (o anche prima) volta nella mia vita. Ovviamente prima del bacio sempre vivevo un momento di sconcerto e facevo un veloce calcolo quale guancia progere prima e se sicuramente ci baciamo 2 volte (in Italia; in Polonia, a quanto si dice, tre).

Sulle lingue

Credo che la conoscenza delle lingue sia una delle caratteristiche che ci fanno diventare gli abitanti del mondo e in questo modo mostriamo il rispetto al popolo in cui piano piano entriamo e la cui cultura cominciamo a conoscere.  Anni fa, erano alla moda le vecchie canzoni italiane, le cui  parole cruciali erano un “ti amo” sensuale, e mentre le si ascoltava si rimaneva incantato dal proprio romanticismo, pensando “ah, quanto canterei questa canzone al mio/alla mia amata/o!”. Però nello stesso tempo gli ascoltatori non si rendevano conto che il testo che stanno ascoltando parla della perdita e del perdono. È un po’ come delle magliette di oggi con le scritte in diverse lingue. Se non conosci lo spagnolo e ti metti una maglietta con la scritta “mierda” (l’ho visto davvero!), sarà un po’ non tanto divertente, se non dire “di merda”. La canzone italiana d’amore che ascoltavo 10-12 anni fa, immaginando dei bei paesaggi italiani, ha perso il proprio fascino quando al primo anno degli studi ho provato a tradurla. Allora, lui ha tradito lei, il che ovviamente se ne pente moltissimo e le chiede il perdono perché “ti amo”.



Per questo bisogna leggere i libri, conoscere opinioni, gente, idee, culture, paesi, abitudini, cucine per poter rendersi conto di una straordinaria varietà che ci circonda dappertutto e permettersi  di entrarci dentro e liberarsi dalle false convinzioni, le quali, una volta dissipate, cambieranno il nostro modo di guardare le persone e l’ambiente in cui vivono. Inoltre vale la pena studiare le lingue straniere per trasmettere il nostro contributo polacco e permettergli di volar via a farlo conoscere al mondo. Ed alla fine, vale la pena ascoltare (e capire!) le parole che vengono dette tra un “ti amo” e l’altro.


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