13 lug 2015

Essenza d'Italia II



Oggi una cosa breve: di nuovo darò un’occhiata alle passioni ed ai difetti degli italiani. In modo un po’ caotico e scherzoso vi racconterò degli stereotipi, delle abitudini e delle curiosità. In altre parole tutto quello per cosa gli stranieri amano il Bel Paese. Vi racconterò come parlano, amano, guidano e di quanto arrivano in ritardo gli abitanti della Penisola Italiana, ovvero l’essenza d’Italia II.


Sulle lingue e sui dialetti

Da un italiano mai saprai se parli bene l’italiano. Assolutamente fedeli alla convinzione secondo la quale la lode motiva un alunno, gli italiani sempre e dappertutto chiudono gli occhi sugli errori sgraziati, tipo: “come costa?” oppure “sì, questo è più buono!”. Anche quando balbetti l’infinito dei verbi sentirai da loro che parli benissimo, il che fa dagli italiani gli uditori eccezionalmente pazienti e tolleranti all’inizio(un tesoro per tutti coloro che iniziano la propria avventura con l’italiano) e purtroppo degli aiutanti mediocri dopo (-“Perché si dice in questo modo? –Boh, così”, “- Qui va il congiuntivo o il presente? – Ma esistono delle regole?”).

Ultimamente ho letto una frase che in un modo perfetto rispecchia la situazione: uno straniero che prova a parlare l’italiano suscita agli italiani un senso di simpatia, invece uno straniero che parla l’italiano suscita il rispetto. Quando esce fuori che te la cavi bene con delle complicatezze grammaticali, e gli anni passati all’università ti hanno fatto imparare a memoria delle regole di cui esistenza alcuni italiani non sanno, smetteranno di darti pacche amichevoli sulle spalle e ti stringeranno la mano, guardandoti fieri negli occhi e sentirai che sei un eroe e conosci la lingua italiana meglio di loro.

Agli italiani, soprattutto quelli del sud, piace a volte, così per il gusto stesso, mentre parlano aggiungere una parola in dialetto. Così capita al nord. Al sud, agli abitanti locali piace dimenticarsi e, spinti dal gusto della conversazione, finire la frase in dialetto, per poi chiederti se sai cosa vuol dire. Ecco, una piccola, simpatica messa in mostra. I dialetti mi piacciono nella sua varietà. Diciamo che a volte sono in grado di capire il significato delle parole. Altre le ho imparate. E altre ancora, le lascio libere per poter a volte godere ad ascoltare quella molteplicità dei suoni.



Sui gesti

Se parliamo sulla lingua non può mancare almeno una piccola menzione sulla gesticolazione. Per gli italiani, i gesti sono un prolungamento della parola, la propria dimostrazione, un’accentuazione del pensiero e del senso del discorso. La lingua italiana esige un agitare delle mani. All’inizio pensavo che, gesticolando, mi venisse più facile esprimermi se mi mancavano le parole. Ora so, che oltre ad un lessico indispensabile si imparano anche dei gesti indispensabili. Gli italiani fanno dei miracoli (nei miei occhi) quando parlando, agitano le braccia e le mani e sono in grado di non far male all’interlocutore.  A volte un gesto corrisponde ad una parola. In Polonia abbiamo il pollice insù, il pollice ingiù ed il gesto del dito medio. Gli italiani hanno una vasta gamma dei gesti che si potrebbero chiudere in una enciclopedia. In altre parole se leghi le mani ad un italiano, lui rimarrà zitto.

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Sul comprare

Oso sostenere che in Italia con la bici va quasi la stessa percentuale delle persone che in macchina. Le biciclette vanno parcheggiate orgogliosamente accanto alle altre, formando un prolungamento ondeggiante dei palazzi vicini. In bici vanno gli impiegati, i disoccupati, le mamme con i bimbi, ed a Bologna soprattutto gli studenti. É un mezzo di trasporto veloce e non costa tanto, e visto che d’inverno la neve quasi non si vede,  può essere usato tutto l’anno, risparmiando senza dover pagare per il biglietto mensile per gli autobus o per una tessera per la palestra. Però in questo stato di  un piacevole benessere  c’è anche un “ma”. La capitale dell’Emilia-Romagna è una città in cui meglio comprare una catena di sicurezza più costosa della bici stessa. E tutto questo perché a Bologna le biciclette vengono rubate quasi così spesso come vengono comprate. Rubato le ruote, sellini, specchietti. Spesso smontano totalmente le povere biciclette e camminando per la città è possibile vedere un modello “difettoso” legato ad una piccola barriera.

Le biciclette rubate di solito vengono ricolorate quindi mentre stiamo per acquistarlo vale la pena notare se non ci siano dei segni della ridipintura. Se è sì, probabilmente abbiamo a che fare con un modello rubato.

Allora come mai gli studenti continuano a fare quasi “uno scambio” delle bici rubate? Perché costano poco, e in caso se verranno derubate di nuovo, meglio non spendere troppo.

In Italia non ci sono degli sconti per gli studenti. Almeno viaggiando con il treno, oppure andando al cinema o volendo acquistare un biglietto mensile per l’autobus bisogna ricordare che gli studenti in Italia non hanno degli sconti. Però in alcuni supermercati è possibile contare su uno sconto del 10% per la spesa (ovviamente dopo aver mostrato il badge universitario).





Sul temperamento

Quando una mia vicina torna a casa, la sentiamo già dal cortile. Spesso parla al telefono e in generale è rumorosa e allegra. Quando entra a casa sentiamo un “ciaaaaoooooo!” con il quale saluta i suoi figli  ed il marito, dopo di ché sbatte fortemente con la porta. Dopo più o meno qualche ora comincia lo spettacolo. Dalle pareti quasi di carta arrivano all’improvviso delle grida incredibili, ed io quasi mi taglio un dito con un pensile in cucina. Dalle grida sappiamo che un figlio ha perso il libro di matematica, alla mamma non piace una collega del figlio, e il più piccolo le ha mentito. Questo rumoroso scambio delle idee a volte dura quasi tutta la serata, ed il marito, stranamente paziente solo di tanto in tanto alza la voce dicendo “basta!”. Non lo sentiamo quasi mai. A volte i litigi si spostano sul vano scale ed io mi chiedo quante orecchie involontariamente seguono questo scenario. A volte il Mio Amato mi chiede se voglio un popcorn per garantirci uno spettacolo più piacevole ed io lo sbuffo. Dopo tutto torna alla normalità, i figli amano la mamma, la mamma ama i figli, e noi finalmente possiamo abbassare il volume del film oppure smette di lavorare su un pc messo proprio ad una finestra aperta.

„Non vivo più senza te, anche se… anche se…”, ed nell’amore come sono gli italiani? Così come gli uomini in tutte le altre nazioni. Si saranno delle persone più e meno serie. Una cosa è certa però: per natura sono sempre pronti per fare i complimenti, i conoscitori della bellezza femminile, apertamente parlano dei propri sentimenti (anche quelli più superficiali ;)) di quello che pensano e che gli piace. Di solito quando si innamorano e ti fanno presentare alla mamma si parla di una cosa seria-seria. Allora, un italiano-Casanova non esiste? Esiste, ovviamente ci sono anche quelli, ma per carità, non tutti! “Troppa fatica c’è con una donna, figuriamoci se dovrei guardare le altre”, no?



Sull’arrivare in tempo

Quanto al lavoro tutto di solito si svolge in maniera abbastanza regolare, una volta usciti possiamo “dimenticare la propria testa”. Se un appuntamento è stato stabilito per le ore 19, meglio arrivarci alle 19.15. Quei 15 minuti sono in Italia un libero prolungamento dell’ora verso il lato destro dell’orologio. L’Italia è un paese di un continuo aspettare per le persone puntuali, le quali non possono nemmeno aspettarsi che i loro colleghi una volta arrivati (in ritardo) gli chiederanno scusa. Alla fine si parla dei soli 15 minuti! Gli italiani capiscono che un appuntamento stabilito per una certa ora non ha una forma di un accordo di vita o morte, visto che , alla fine, sempre ci può essere qualche imprevisto.  

L’orario di un incontro tra un gruppo degli amici anche sembra solo un punto in tempo dal quale si può contare un’ora per uscire di casa. Una volta, anni fa, quando con un’amica non conoscevamo ancora bene la città e ci siamo perse per strada, siamo arrivate con un ritardo di 40 minuti ad un appuntamento con gli amici. Siamo rimaste sorprese quando li abbiamo visti ancora lì, e alle nostre spiegazioni hanno risposto: “Tranquille, abbiamo mangiato la pizza!”. Sempre ci sarà qualcosa di fare all’ultimo momento, non vale la pena guardare l’orologio che lo stesso si è in ritardo e, alla fine,  si parla dei soli 15 minuti! E non pensate che la cosa cambia quando si parla di un appuntamento tra ragazzo e ragazza (“Ma che c’è, alla fine stavi aspettando a casa”).

Quando ero ancora una studentessa, una volta ho dovuto aspettare 30 minuti ad un signore per il colloquio di tirocinio. Tutta nervosa, ho quasi logorato i tacchi delle scarpe sul pavimento, e lui, arrivato dopo una mezz’oretta mi ha guardato in modo simpatico e ha detto come se niente fosse: “Venga, tutto andrà bene!”

La perdita del senso del tempo che passa è una delle “debolezze” italiane che non risparmiano nemmeno quelli più perseveranti.  Ti entra tra la pelle con l’aria, si mescola con il sangue e ti cambia l’orario nell’orologio. Io, una persona che sempre e da sempre arrivava prima o in tempo, ho cominciato a fare tutto più lentamente ed in effetti arrivare in ritardo (in tempo arrivo solo quando corro). Soprattutto al corso di salsa. Arrivo di corsa, dietro di me la polvere della città, la lancetta dei minuti indica “e 20”, e un collega seduto dietro la scrivania mi sorride e lentamente allunga la mano per la mia tessera. “Tranquilla, abbiamo appena cominciato”, dice leggendomi nei pensieri, “ è dal pomeriggio che siamo in ritardo”.

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