14 feb 2016

Zante – isola di capre e di grotte azzurre


Proseguiamo lungo una strada stretta e lunga, sulla quale sembra quasi impossibile incrociarsi con un'altra macchina. Però questo non sembra di essere un problema, perché l'ultima volta che abbiamo superato un altro veicolo è stato alcuni chilometri fa. Sul braccio sento un dolce pizzico dei raggi forti del sole che splendono attraverso un tetto apribile della macchina che comincia a vibrare pericolosamente ogni volta quando prendiamo una curva, ed io decido di non appoggiarmi troppo alla porta che sembra di non chiudersi del tutto bene. Subito dopo aver superato un'altra curva, freniamo improvvisamente quando quasi ci scontriamo con il sedere di una capra.

Sulle capre e sul tempo


Lentamente, zoccolo dopo zoccolo, scivola una gregge di capre locali. Alcune di esse si fermano al bordo della strada per mangiare un'erba secca e masticando (quasi in una profonda meditazione) girano lentamente le loro teste verso di noi. Le altre invece, un po' più vivaci, saltellano, facendo dondolare dei grandi campanacci appesi intorno ai loro colli. Lentamente ci muoviamo in avanti, e le capre continuano ad andare dello stesso passo con noi. Gli animali non vengono accompagnati da nessun pastore però sanno benissimo nella quale direzione andare. Si dirigono verso un piccolo passaggio che si incrocia con la strada sulla quale passiamo.Di nuovo fermiamo la macchina e le capre , belando con gioia, lentamente, una dopo l'altra camminano verso quel sentiero calpestato. A Zante sono le capre ad indicare il ritmo della vita.




Partiamo? Partiamo! , ovvero un altro sguardo dato alle Grotte Azzurre 


Quando raggiungiamo Agios Nikolaos, un piccolo parcheggio iniziava piano piano a riempirsi. Prima di tutto volevamo vedere le Blue Caves non da una grande nave turistica, ma da una semplice, piccola barca e se necessario, anche un po' traballante come la nostra macchina affittata. Le grotte azzurre sono una delle attrazioni turistiche più importanti di Zante. Quelle più belle si trovano sulla punta settentrionale dell'isola, sul Capo Skinari, cui volevamo raggiungere, naturalmente, in barca. Così ci siamo seduti all'ombra, osservando, e l'occasione si è presentata quasi immediatamente. Un uomo ancora non anziano ma ormai non più giovane, in berretto bianco-blu era appena arrivato in una piccola barca al molo e lentamente, al ritmo di capre locali, la attaccava ad uno dei pali piantati in acqua. 
Appena l'uomo alza la testa noi stiamo già accanto a lui.



"Sa come arrivare in barca alle grotte blu?", lo chiediamo. Certo che lo sa."E può portarci?" Annuisce, divertito, poi ci guarda, pensa, pensa e dice: "10 euro a persona."
"Facciamo 6"
Il greco ride. 
"Va bene. Si parte?". Certo che partiamo. 

Il greco, chiamiamolo Costas, ha un volto segnato dalle rughe ma tuttavia di una espressione gioiosa da cui emana una semplice gioia di vivere, alla ricerca di cui a volte molti attraversano l'oceano.
Costas ha avviato un piccolo motore, mettendo in moto la barca che saltava leggermente sulle onde. Scivolavamo quasi, lungo la costa rocciosa, e le raffiche di vento venivano accompagnate dai fischi e dalle grida del greco: "Look! Look there!"

Sul lato sinistro ci appaiono dei grandi blocchi di pietra, messi storti uno sull'altro in un piccolo golfo. E' l'effetto del terremoto che ebbe luogo negli anni '50 del XX secolo e distrusse completamente il 90% degli edifici sull'isola ed a causa di cui queste rocce costiere scivolarono in mare, creando un enorme monumento di pietra immerso in acqua. Questo monumento creato dalla natura, ora è circondato dagli archi di pietra, che come un grande corridoio, portano alle grotte strette con una volta bassa e storta. Entrando in esse dovevamo chinare la testa ed accosciarci.La nostra barca si è rivelata perfetta nel fare delle manovre agili tra le rocce sporgenti. La freschezza che c'era nelle grotte ci dava un piacevole sollievo. Durante una delle fermate in una delle grotte, Costas si è avvicinato a noi ed emozionato ha ripetuto: "Look!". Abbiamo guardato, ma era difficile non notare un intenso colore azzurro quasi innaturale che il mare assumeva mentre le sue acque si scontravano con la roccia. Ondeggiavamo così, insieme al mare che era in un costante movimento. Osservavamo lo specchio d'acqua che scintillava di continuo, e la penombra delle grotte lo rendeva ancora più affascinante. Era chiaro che Costas spesso offriva ai turisti un giro simile, ma il nostro greco sembrava di essere ugualmente affascinato e felice ammirando il paesaggio della sua terra natale, come noi che lo stavamo ammirando per la prima volta.

Un incredibile colore dell'acqua nelle vicinanze delle grotte azzurre.



In fondo, l'effetto del terremoto, le rocce scivolate nel mare.


Una conchiglia ed un addio


Non appena siamo arrivati alla riva, ci è venuta incontro la moglie di Costas, una donna minuta e robusta. Qualche ora dopo, quando ci stavamo preparando per salire nella macchina, l'abbiamo vista camminare in fretta nella nostra direzione. La loro piccola casa, decorada di pietra, è situata a due passi dalla spiaggia, dalla quale la separa un bel giardino colorato.   La donna greca abbracciandoci di nuovo, mi ha regalato un piccolo ramo pieno di fiori di un albero del loro giardino ed una conchiglia. "Avvicinala all'orecchio," mi dice, "lo senti?". Avvicino la conchiglia ed ascolto. A volte è giusto ricordarsi che in un delicato interno della conchiglia ancora si nasconde un piacevole sussurro.

Blue Caves


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