Quasi quasi
abbiamo perso il treno.
Quando alla
stazione, vicino ai distributori di biglietti cercavo per la terza volta di spiegare ad una
signora con i capelli biondi che con il foglietto che aveva appena acquistato
potrà tranquillamente prendere il treno per Venezia a qualsiasi ora di quel
giorno se prende un treno regionale, il Mio Amato mi toccava col gomito,
guardando nervosamente l’orologio. “Stiamo
per perdere il treno”, sibilava, sorridendo con nervosismo alla signora di una
nazionalità indefinita, con la quale stavo discutendo. Lo stress mi ha stretto
la gola quando ho informato la donna di questo fatto ed a lei sembrava non
importare che il nostro treno stava per partire e continuava a fare le domande.
Le ho rispiegato, passo dopo passo, tutto quello che doveva fare (convalidare
il biglietto e salire sul treno), dopo di che, assicurandola ancora una volta
che tutto andrà bene e arriverà a
Venezia se fara come le avevo appena detto, ci siamo salutate così
affettuosamente come in fretta.
Quando siamo
arrivati al binario, il treno suonava ormai impazientemente, pronto a partire.
“Ma com’è possibile
che noi sempre dobbiamo andare in fretta?”, ha chiesto retoricamente l’Amato, sedendosi
accando a me.