Anche se il grande portone della chiesa è spalancato, ed un potente soffitto è molto alto, involontariamente mi piego, attraversando la soglia. Siamo dentro un grande organismo vivente con delle lunghe ossa sottili, a cui interno la luce del sole filtra attraverso la sua delicata pelle colorata. Sollevo la testa, guardando delle pietre lucide che collegano lo scheletro bianco, assomigliando alle cartilagini lisce lisce. Qualcuno mi spinge leggermente sulla spalla, passando accanto. Mi sdraierei volentieri in mezzo di questo pavimento freddo per non dover stare con il collo piegato ad arco. Per un po' mi giro intorno nel posto. Alle mie orecchie arriva il rumore delle voci. Mi chiedo, in modo un po ' astratto, se il nostro rumore scrosciante delle conversazioni forse faccia vibrare questo organismo gigante, all'esterno di cui è possibile sentire, quasi come ad un gatto, una dolce fusa.
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17 gen 2016
18 nov 2015
Pappagalli e case di pan di zenzero, ovvero i parchi di Barcellona
In mano non ho una mappa, cammino a volte indovinando le direzioni. Mi fermo un attimo di fronte ad un alto, vecchio palazzo riempito con le piante. I vasi sono appoggiati tutti in fila davanti alla porta, gli altri appesi sotto la finestra e gli altri ancora sopra di essa, ed i fusti verdi ondeggiano dolcemente, dondolate da un vento delicato e caldo. Se non fosse per questa flora timida, i vecchi muri sembrerebbero essere completamente abbandonati. Dietro di me , i bambini corrono, giocando a pallone, ed i loro genitori stanno seduti sulle panchine, coinvolti in una discussione appassionata. Accanto a me passa un gruppo di adolescenti che fissano lo schermo di un tablet e scoppiano dalle risate. Ho una sensazione che solo io ho notato questa molteplicità di vasi e l'ondeggiare dei fusti. E’ strano come a volte i nostri occhi si abituano così fortemente ad alcune immagini, rendendole perfino invisibili per noi.
17 ott 2015
Guarda giù, ovvero le terrazze di Barcellona
Dall’alto tutto
sembra diverso. È possibile guardare da un’altra prospettiva una partita di
calcetto sulla strada, notare l’irregolarità delle strade, una scala misteriosa
che porta da un balcone al tetto oppure una terrazza decorata a cui non porta
nessuna scala. In lontananza, in un giardino denso sulla terrazza qualcuno fuma
una sigaretta, chiaramente non gli basta respirare un ossigeno indispensabile
creato dalle piante che lo circondano. Sul balcone vicino una donna appende il
bucato alzando il volume della radio ed
un ritmo vivace della canzone rimbalza come una piccola palla gonfiabile
dai muri degli edifici vicini. Un attimo fa sento un tintinnio delle monete e
un rumore di una lattina caduta. Dietro di me un uomo con delle ciabatte da
mare apre la sua pepsi che un attimo fa si è rotolata verso le sue mani da un
distributore automatico che ronzava come uno sciame di api. Colui si guarda
intorno, dando un’occhiata ai tetti di Barcellona dopo di che lentamente
sparisce dietro la porta del vano scale.
2 ott 2015
Quando i luoghi ci chiamano
E' successo.
Ho messo il naso al di fuori
dello stivale italiano. L'inaspettato
non mi ha spazzato, anche se durante l'atterraggio le turbolenze hanno scosso
tutto l'aereo. Mamma
diceva che là le turbolenze capitano spesso, tuttavia non ero sicura se quella
volta non fosse stato il tremare del mio cuore. Guardò fuori dalla finestra e
al di sotto delle nuvole dense, si poteva vedere il contorno del porto. Siamo
arrivati.
Non mi ricordo il primo momento
in cui ho sentito l'aria locale nei miei polmoni, ma se nella mia mente
camminavo così tante volte su quella terra, ed il mio io
sembrava conoscere a memoria la composizione delle strade, forse il mio
corpo ha riconosciuto come familiare anche l'aria. Quello che è successo dopo, dal momento in cui sono
scesa dall'aereo, poi salita sull'autobus e alla fine arrivata a carrer
d'Urgell, mi sembrava un delirio onirico e come accade in un sogno, delle
seguenze di scene irreali di cui ero testimone. Al carrer d'Urgell siamo scesi
come gli unici e invece di una folla di gente, e tra di loro i borseggiatori,
per strada c'era solo una signora seduta sulla panchina e un gruppo di giovani
che stavano andando lungo la strada con un passo veloce. Quando, sorridendoci,
ci siamo messi a camminare giù la strada, davanti agli occhi avevo ancora le
parole, visualizzate su un piccolo schermo in autobus, accompagnate da una emoticon
sorridente "Hooray!You are finally here!".
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