E' successo.
Ho messo il naso al di fuori
dello stivale italiano. L'inaspettato
non mi ha spazzato, anche se durante l'atterraggio le turbolenze hanno scosso
tutto l'aereo. Mamma
diceva che là le turbolenze capitano spesso, tuttavia non ero sicura se quella
volta non fosse stato il tremare del mio cuore. Guardò fuori dalla finestra e
al di sotto delle nuvole dense, si poteva vedere il contorno del porto. Siamo
arrivati.
Non mi ricordo il primo momento
in cui ho sentito l'aria locale nei miei polmoni, ma se nella mia mente
camminavo così tante volte su quella terra, ed il mio io
sembrava conoscere a memoria la composizione delle strade, forse il mio
corpo ha riconosciuto come familiare anche l'aria. Quello che è successo dopo, dal momento in cui sono
scesa dall'aereo, poi salita sull'autobus e alla fine arrivata a carrer
d'Urgell, mi sembrava un delirio onirico e come accade in un sogno, delle
seguenze di scene irreali di cui ero testimone. Al carrer d'Urgell siamo scesi
come gli unici e invece di una folla di gente, e tra di loro i borseggiatori,
per strada c'era solo una signora seduta sulla panchina e un gruppo di giovani
che stavano andando lungo la strada con un passo veloce. Quando, sorridendoci,
ci siamo messi a camminare giù la strada, davanti agli occhi avevo ancora le
parole, visualizzate su un piccolo schermo in autobus, accompagnate da una emoticon
sorridente "Hooray!You are finally here!".