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14 mag 2016

Domare le Alpi

Quasi Venezia al lago di Garda

Tutte le città di canali mi fanno pensare a Venezia. E' difficile, tuttavia, pensare a qualcos'altro, mentre guardi dei vecchi palazzi collocati solidamente alla riva. I palazzi asimmetrici, favolosamente colorati e diversi tra loro sembrano di battere gli occhi, quasi imbarazzati, sbattendo le persiane pesanti tirate dal vento, come se fossero le palpebre. 


18 set 2015

La regata e le chiavi veneziane



Ormai dalla metà di agosto la superficie pubblicitaria della città è stata riempita con dei poster che informavano sull’evento. Venezia, essendo in effetti proprio un monumento, può vantarsi del fatto che i muri dei palazzi e le facciate delle chiese sono rimaste  prive di qualcun tipo di “arte urbana” come per esempio i graffiti. I poster vengono appesi soprattutto sui pannelli che coprono gli edifici ristrutturati.  I lavori di ristrutturazione vengono svolti a Venezia quasi per tutto il tempo quindi la quantità delle superfici per appendere i poster sembrano infinite.

Salendo in vaporetto oppure camminando lungo i canali, spesso, incuriosita, mi giravo per dare un’occhiata ai veneziani e alle veneziane che remavano accanitamente sul Canal Grande. Come ogni anno, la regata si intreccia con la mostra del cinema a Venezia, e per questo a volte è possibile vedere una barca della TV Rai, fermata davanti ad uno dei palazzi sull’acqua. Settembre è un mese in cui Venezia è eccezionalmente affollata, anche se in teoria la stagione estiva è terminata.

15 giu 2015

Un pensiero che viene ballato



La notte era calda, ma non afosa. Il vento è cessato, e l’unico soffio d’aria che veniva contro la mia faccia, con delicatezza, era quello messo in moto durante la marcia. Il silenzio che ci circondava sembrava assumere la forma di una nebbia densa in cui entravamo con ogni passo. Le nostre parole risuonavano con l’eco tra i canali. L’unica anima viva che si è fatta vedere da lontano è stato un gatto seduto vicino ad un palazzo a guardarci. Un attimo dopo abbiamo sentito i primi frastuoni delle conversazioni e delle posate e dei piatti messi in ordine. I piccoli ristoranti stavano piano piano chiudendo. I camerieri portavano dentro le sedie ed i tavoli. Alcuni ci salutavano con un gesto, altri nemmeno si facevano caso della nostra presenza. Qualcuno nel palazzo accanto ha aperto una finestra. Abbiamo attraversato un ponte e sottoportego ed alle nostre orecchie sono cominciate ad arrivare le prime linee melodiche, le quali con ogni passo diventavano più comprensibili. Poco dopo siamo arrivati in Campo San Giacomo e la musica è diventata chiarissima. La notte era eccezionalmente buia e nonostante i lampioni accesi, i contorni delle persone che si trovavano in mezzo del campo sembravano indistinte. Tutte le coppie parevano scivolare delicatamente sul lastrico veneziano, i movimenti di alcuni erano più sciolti, degli altri invece di meno. Alle nostre orecchie arrivavano le risate allegre e un ritmo deciso e un po’ nostalgico del tango. Quasi stavo dimenticando com’è bello ballare.

17 feb 2015

Evviva la gioia, c'è il carnevale!

  

Secondo Oscar Wilde, possiamo conoscere la vera faccia dell’uomo, quando esso indosserà la maschera. Il che, a dire il vero, malgrado le apparenze siamo disposti di fare certe cose quando nessuno può vedere la nostra faccia. Il carnevale era un periodo piacevole, periodo quando si respingeva le preoccupazioni e convenienze, e la possibilità di essere anonimi dava (e dà fino ad oggi) il coraggio e, in caso di insuccesso, permetteva di scappare dalla responsabilità. E quelli sembrano a volte alcuni delle qualità più desiderate nella storia dell’umanità. La scelta di una maschera sicuramente anche porta con sé qualche significato e ci dà qualche informazione sulla persona e su quello che nasconde sotto la pelle, oppure cui pelle indosserebbe se potesse farlo. Le parole di Oscar Wilde erano il motto del Carnevale di Venezia nel 2015, ed esse ci davano il benvenuto al sito web dell’evento come se ci chiedessero: “E tu, chi vuoi diventare oggi?”

27 gen 2015

Cosa (ci) manca a Padova?


Leggendo le descrizioni delle gite, ho notato che Padova fa parte delle tappe “must-see” durante una gita al Nord d’Italia.  Il mio primo ricordo di questa città non è tanto “italiano”: i condomini alti, alcuni palazzi, le zone abbastanza moderne che non hanno a che fare con i centri storici italiani e un caldo da morire. E proprio questo è il motivo per cui bisogna ritornare ad alcuni posti, soprattutto quelli, le cui immagini sembrano sempre più nebbiose e non tanto chiare, fino al punto in cui non siamo tanto sicuri se quel ricordo riguarda ancora questo posto oppure ormai un’altro. E come scrisse José Saramago “Bisogna (...) vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si era visto in estate, (...) con il sole dove la prima volta pioveva (...)”. Ed in questo modo sono tornata a Padova, la quale ricordavo soleggiata, afosa e abbastanza mediocre, e la quale, in seguito, mi si è mostrata nuvolosa, piovosa, autunnale e .... incantevole.

20 dic 2014

I sapori veneziani. Ovvero quali?


Malgrado le apparenze, percepiamo il mondo in modo sensoriale. I nostri sensi ci fanno da guida, formano il nostro sguardo sul mondo, la nostra cognizione di esso e, soprattutto, i nostri ricordi. 
Ho deciso di seguire il pensiero del post precedente, sostenendo che, se un posto è uguale ad un colore, nello stesso modo, è anche uguale ad un sapore. Non necessariamente esso è legato direttamente al mangiare, ma piuttosto al momento in cui mangiamo. Gli esseri umani sono dotati di una capacità di memorizzare i momenti, luoghi e le persone con sapori o profumi. 
Secondo me il viaggiare è una continua degustazione dei posti visitati, e in seguito, li leghiamo ai singoli sapori, i quali ci fanno ritornare il ricordo di quel magico LA'. I nostri sensi sono davvero un dono, e la memoria dei sapori forma i nostri ricordi, e grazie ad essa diventano più chiari. 
Secondo Tiziano Scarpa, il sapore di Venezia sicuramente non è il dolce. E aveva ragione. Dunque, quale sarebbe?

2 dic 2014

Quanti gradini hanno i ponti veneziani?


Venezia è uno di quei posti che non cambiano e perciò sembra di essere un luogo in cui il tempo non passa, ma semplicemente c’è, e si manifesta in un magico “presente”. La città sull'acqua  in un modo inspiegabile è diventata la più cara al mio cuore. E' un posto dove, paradossalmente viste le folle continue di turisti, ritrovo la pace, posso ascoltare il silenzio e riprendere il fiato. Come scrisse Josif Brodski nel “Fondamenta degli Incurabili”: “L'amore è un sentimento disinteressato, una strada a senso unico. Ecco perché è possibile amare certe città, l'architettura di per sé, la musica, poeti defunti (...). Perché l'amore è una "liaison" tra un riflesso e il suo oggetto.”
Dunque, i nostri posti non sono altro che un riflesso di noi stessi. Io un mio chiaro riflesso l’ho trovato a Venezia, il che non pare qualcosa di straordinario, visto che,  in qualsiasi direzione guardiamo, siamo circondati dall’acqua.

22 nov 2014

Tramonti rossi sulla laguna



La laguna veneziana è il mio posto in Italia. Conosco i venti che vi soffiano, conosco il ritmo del tempo che vi scorre (credetemi che là il tempo passa diversamente), so in che modo quel posto respira e come si manifesta. Quando parlo di Venezia non indendo la Piazza di San Marco, né il Ponte dei Sospiri. Intendo le luci di fonte alla Basilica di Santa Maria della Salute, il rumore delle voci al Campo Santa Margherita ed il soffio dell’acqua che sbatte sulle barche che scricchiolano sotto la pressione di essa alle Zattere. Questi sono però le riflessioni per un altro giorno. Oggi vi voglio presentare due paesi vicini, i quali ho scoperto infatti nelle vicinanze della mia laguna. Sto parlando di Chioggia e Sottomarina, collegate insieme tramite un lungo ponte, come con un braccio fraterno.

19 set 2014

Gemelle veneziane


Se esistono i posti davvero magici, la laguna veneta è sicuramente uno di essi. E la dimostrazione dell’amore umano per l’architettura, oltre a Venezia stessa, la sono le  gemelle veneziane: Murano e Burano. Cosa rallegra l’occhio umano in queste isole?

8 set 2014

Quanto amore c'è a Verona?


 (Verona in: maps.google.com)


Shakespeare non per caso ha scelto Verona. Già il centro della città sembra avere la forma di un cuore. Poi, per esempio, la caffetteria chiamata “Amorino”, oppure la panchina “Forever love” a forma di un cuore, ci ricordano che la città molto volentieri sfrutta quello „stigma” amoroso, e nonostante che la storia di Romeo e Giulietta sia finita male,Verona stessa sembra abbracciarci.