11 mar 2019

Il Cocomero trasloca al nuovo indirizzo!




Carissimi, il Cocomero sta cambiando per voi!
Da alcuni giorni potete leggere i contenuti del Cocomero sul nuovo server indipendente: www.poraarbuza.com/it/.
E' lì dove troverete dei nuovi testi. Per ora, sto piano piano trasferendo tutti i "vecchi" post che avete avuto l'opportunità di leggere qui :-) Inoltre, intendo modificare alcuni dei testi precedenti, verranno create delle nuove categorie e il mio obiettivo è rendere il blog trasparente e sempre più interessante per Voi.

Quindi, ci vediamo sulla nuova pagina! Per tenerVi aggiornati, ricordatevi di seguire il Cocomero anche su Facebook :-)

19 ott 2018

Un viaggio in Italia in autunno. Perché ne vale la pena?

Fonte: pixabay.com

Le foglie sugli alberi assumono dei toni arancio-marroni e cominciano a oscillare come un pendolo, giusto per staccarsi dai rami e, trasportati dal vento, cadere delicatamente sull'erba, che non è altrettanto verde come diversi mesi fa. L'estate ci dà un saluto di addio da lontano, alcuni di noi con nostalgia pensano dei viaggi estivi, e gli altri invece ... si stanno preparano per partire. Apparentemente, le direzioni meridionali sono sempre buone per il periodo autunnale quando il tempo fuori la finestra comincia a cambiare. Secondo me, e certamente questo non sarà un punto di vista obiettivo, l'Italia è una destinazione perfetta per ogni occasione in ogni periodo dell'anno. In questo post vi dirò perché dovreste decidere di visitare l'Italia in autunno!

20 apr 2018

Perché vale la pena visitare l'Italia in primavera?

Fonte: pixabay.com

Probabilmente molte volte avete sentito fare la domanda, oppure l'avete fatta anche voi: "quale stagione dell'anno è la migliore per visitare l'Italia?"
Infatti, qual'è la migliore?
Esiste davvero un momento perfetto per fare un viaggio ideale nel Bel Paese? In effetti, ogni stagione è perfetta, tutto dipende solo dalle nostre aspettative! Ecco alcuni motivi per cui vale la pena fare un viaggio in Italia in primavera.

22 nov 2016

Piacenza, ovvero sulla normalità



La Piazza Duomo emerge davanti a noi un po ' all'improvviso. Tutta la città è coperta e avvolta da uno spesso strato di nubi come da una calda coperta. Ed infatti, le foglie degli alberi stanno appese immobili, non si sente nemmeno la più delicata raffica di vento che potrebbe farle dondolare. E nonostante un'aura nuvolosa e un'aria fresca, il freddo non si sente. La cattedrale, enorme, di una facciata fenomenale è nascosta tra le braccia dei palazzi vicini. Su una delle panchine situate intorno alla piazzetta sta seduto un uomo anziano, risolvendo, con un volto sereno, i cruciverba, ed il cane che lo accompagna sta seduto attento con uno sguardo fisso, come se fosse pronto a fare un salto o a correre.  Il nome della città di Piacenza non è tanto lontano dal significato del verbo "piacere" e la città stessa è .... un piacere di scoprire la normalità. 

2 nov 2016

Impressioni di viaggio: sopra le nuvole

Fonte

Aveva ragione Tiziano Terzani scrivendo che il viaggio via terra ci dà la possibilità di un'esperienza più tangibile del nostro viaggio. "Uno spostarsi" apparentemente insignificante si trasforma in una contemplazione silenziosa, che si prolunga nel tempo come una pigra lumaca che lascia dietro di sé delle tracce appiccicose. Possiamo guardare una vita in corso, accanto alla quale passiamo, rimanendo in un certo senso al di fuori di essa, anche se allo stesso tempo, quella realtà da noi osservata ci risulta molto più familiare quando finalmente mettiamo il nostro piede al traguardo. 

Viaggiando in aereo ci ritroviamo ad una superficie completamente diversa. Anche se i viaggi in aereo si svolgono in un ritmo differente, possono essere altrettanto preziosi e stimolanti ed ispirarci in modo diverso del solito: basta solamente un po' di immaginazione per concepire un certo surrealismo. Ogni transito può risultare un'occasione di scoprire qualcosa di nuovo se semplicemente decideremo di chiudere il libro, rimuovere le cuffie dalle orecchie e guardare le persone intorno a noi o, con un po' di fortuna ... guardare il mondo fuori la finestra.

12 ott 2016

Sicilia (non)banale




La Sicilia è una calda goccia di color sabbia del Mar Mediterraneo, dove le vaste spiagge attirano turisti, dove gli infiniti campi di ulivi e dei paesini sulle colline meravigliano i visitatori e dove l'Etna fumante incuriosisce tutti quanti, compresi gli abitanti dell'isola, ormai abituati ai propri brontoli tranquilli. 
L'immagine più straordinaria della Sicilia emerge, tuttavia, nei luoghi in cui essa non viene più considerata ovvia, dove la strada asfaltata finisce o si interrompe, dove in lontananza appaiono delle case di pietra abbandonate ormai da tempo e dove al lato della strada tortuosa pascola una gregge di pecore bianche. D'estate i campi siciliani assumono le sfumature di color miele, e sulle colline che circondano la valle, girano lentamente delle ali grandi degli enormi mulini a vento. Questi lenti giganti, situati sulla cima delle colline, sembrano proteggere la linea dell'orizzonte, quasi sembrano trovarsi al confine del mondo. 

26 ago 2016

Melodia di Rossano



"Qui si può parcheggiare?" chiediamo.
"E sì, sì, certo. Non siete di qui? "risponde un vecchietto con un volto sereno. Con il cenno della testa rispondiamo di no e lui, come se improvvisamente gli fossero tornate tutte le forze ed entusiasmo, lancia da una mano all'altra un bastone su cui ancora poco fa si appoggiava e punta dritto con un dito. "Fermatevi qui! Ed andate lì! Lì c'è una bellissima vista! Avete una macchina fotografica? Bene! Dovete scattare qualche foto! "
E così abbiamo fatto.

10 ago 2016

Calabria non scoperta: Codex di Rossano



"Sai quante cose meravigliose ci sono in Calabria, di cui l'esistenza spesso nemmeno i calabresi se ne rendono conto!", mi hanno detto. Ho risposto di non saperlo, probabilmente, visto che spesso nemmeno i calabresi lo sanno. Così siamo andati a vedere il Codex che conta ben più di 1500 anni, che arrivò al sud dello stivale italiano, probabilmente dai lontani territori della Siria.

7 lug 2016

L'arte del passare del tempo, ovvero il Museo Archeologico di Olimpia



Ci siamo allontanati dal luogo malinconico dove cantavano le cicale e dove una calda sabbia polverosa ci bruciava i piedi. L'aria all'improvviso si è trasformata in un freddo vortice che arrivava dai larghi condizionatori, perdendo la propria viscosità; una volta entrati in un freddo corridoio, all'improvviso è scomparso quel braccio afoso che ci copriva ancora qualche attimo prima. L'ingresso al museo veniva sorvegliato da un ampio torso di pietra che tempo fa, facendo parte di una statua completa, ornava i templi ed i larghi viali dell'antica città di Olimpia. 

Con il passare del tempo, in realtà, l'arte assume un certo carattere che non aveva prima e risveglia l'immaginazione, ed il tempo sembra essere uno dei più bravi scultori di sempre. L'incompiutezza spesso ispira e incuriosisce, e quel torso, se fosse conservato e ritrovato come una scultura completa e intatta, probabilmente non avrebbe attirato così fortemente la mia attenzione nè degli altri visitatori.

14 giu 2016

Olimpia: lì, dove nacquero le olimpiadi



Le colonne spuntavano dal terreno. Davvero. La parte superiore di una colonna spuntava dal terreno, come se fosse un altro dei piccoli pali di legno conficcati accanto che separano il reperto dal sentiero. Ed il sentiero non era altro che un'erba polverosa, piegata, sottoposta al peso dei piedi umani. Un'erba che nonostante la polvere grigia e la sabbia del terreno che la coprivano, illuminata dai raggi del sole sempre risplendeva con il proprio bel color verde. 

14 mag 2016

Domare le Alpi

Quasi Venezia al lago di Garda

Tutte le città di canali mi fanno pensare a Venezia. E' difficile, tuttavia, pensare a qualcos'altro, mentre guardi dei vecchi palazzi collocati solidamente alla riva. I palazzi asimmetrici, favolosamente colorati e diversi tra loro sembrano di battere gli occhi, quasi imbarazzati, sbattendo le persiane pesanti tirate dal vento, come se fossero le palpebre. 


20 feb 2016

Zante, l'isola degli animali



Abbiamo affittato una macchina, che ha già vissuto molto. Una piccola jeep di una dozzina di esse, che probabilmente da molte stagioni vengono affittate ai visitatori. Lo sportello della macchina viene chiuso con un botto e poco dopo ne scopro il motivo: solo in questo modo si è sicuri che esso è definitivamente chiuso. Siamo partiti lungo una strada lunga e diritta, lasciando dietro di noi un paesino vivace e dirigendoci verso il cuore dell'isola. Zante conta poco più di 40.000 abitanti e quindi non ci sorprendeva che per la maggior parte del tempo, ci spostavamo lungo le vie serpeggianti senza la compagnia di altri veicoli. 

 "Fermati!!", grido piena di entusiasmo, togliendomi gli occhiali da sole.

17 gen 2016

Un delicato interno del gigante, ovvero cosa la Sagrada Familia nasconde dentro


Anche se il grande portone della chiesa è spalancato, ed un potente soffitto è molto alto, involontariamente mi piego, attraversando la soglia. Siamo dentro un grande organismo vivente con delle lunghe ossa sottili, a cui interno la luce del sole filtra attraverso la sua delicata pelle colorata. Sollevo la testa, guardando delle pietre lucide che collegano lo scheletro bianco, assomigliando alle cartilagini lisce lisce. Qualcuno mi spinge leggermente sulla spalla, passando accanto. Mi sdraierei volentieri in mezzo di questo pavimento freddo per non dover stare con il collo piegato ad arco. Per un po' mi giro intorno nel posto. Alle mie orecchie arriva il rumore delle voci. Mi chiedo, in modo un po ' astratto, se il nostro rumore scrosciante delle conversazioni forse faccia vibrare questo organismo gigante, all'esterno di cui è possibile sentire, quasi come ad un gatto, una dolce fusa. 

1 dic 2015

Baci da Siena


Sfrecciamo così attraverso un paesaggio arancione-verde della Toscana, dei lunghi campi sembrano allungarsi dopo di che spariscono dietro di noi, quando ogni tanto mi giro a darli un ultimo sguardo. Alla radio Gianna Nannini canta "ti voglio tanto bene", confessandoci un affetto, noi invece, indifferenti, seguiamo dei campi larghi fuori il finestrino. Qui, in campagna, i paesaggi sognati della Toscana assumono una forma reale. Gli alti cipressi slanciati danno un carattere spensieroso a quella strada stretta, accanto alla quale due capre pascolano e nella fattoria vicina passeggia un grande gallo orgoglioso, il cui canto mi sveglia ogni mattina poco dopo l'alba. Un cielo grigio e nuvoloso ci avvolge con un'atmosfera pesante e nostalgica, dunque tutti preferiamo stare in silenzio a guardare i singoli villaggi passare, invece di impegnarci in una vivace discussione. Una densa nebbia di riflessioni si scoglie quando entriamo in autostrada. Prima, rimbalziamo un po' su alcune irregolarità, e poi entriamo in un traffico fluido, veloce e regolare su un asfalto perfettamente piano. Come se improvvisamente svegliati da un sonno profondo, ci guardiamo l'un l'altro ed il nostro automobilista se per caso anche lui non sia caduto in quello stato di un piacevole rilasso. Alessia si gira dal sedile posteriore e ci offre le praline. "Siete mai state a Siena? ", ci chiede.

18 nov 2015

Pappagalli e case di pan di zenzero, ovvero i parchi di Barcellona



In mano non ho una mappa, cammino a volte indovinando le direzioni. Mi fermo un attimo di fronte ad un alto, vecchio palazzo riempito con le piante. I vasi sono appoggiati tutti in fila davanti alla porta, gli altri appesi sotto la finestra e gli altri ancora sopra di essa, ed i fusti verdi ondeggiano dolcemente, dondolate da un vento delicato e caldo. Se non fosse per questa flora timida, i vecchi muri sembrerebbero essere completamente abbandonati. Dietro di me , i bambini corrono, giocando a pallone, ed i loro genitori stanno seduti sulle panchine, coinvolti in una discussione appassionata. Accanto a me passa un gruppo di adolescenti che fissano lo schermo di un tablet e scoppiano dalle risate. Ho una sensazione che solo io ho notato questa molteplicità di vasi e l'ondeggiare dei fusti. E’ strano come a volte i nostri occhi si abituano così fortemente ad alcune immagini, rendendole perfino invisibili per noi. 

17 ott 2015

Guarda giù, ovvero le terrazze di Barcellona



Dall’alto tutto sembra diverso. È possibile guardare da un’altra prospettiva una partita di calcetto sulla strada, notare l’irregolarità delle strade, una scala misteriosa che porta da un balcone al tetto oppure una terrazza decorata a cui non porta nessuna scala. In lontananza, in un giardino denso sulla terrazza qualcuno fuma una sigaretta, chiaramente non gli basta respirare un ossigeno indispensabile creato dalle piante che lo circondano. Sul balcone vicino una donna appende il bucato alzando il volume della radio ed  un ritmo vivace della canzone rimbalza come una piccola palla gonfiabile dai muri degli edifici vicini. Un attimo fa sento un tintinnio delle monete e un rumore di una lattina caduta. Dietro di me un uomo con delle ciabatte da mare apre la sua pepsi che un attimo fa si è rotolata verso le sue mani da un distributore automatico che ronzava come uno sciame di api. Colui si guarda intorno, dando un’occhiata ai tetti di Barcellona dopo di che lentamente sparisce dietro la porta del vano scale.

10 ott 2015

Un muffin in volo



Quasi quasi abbiamo perso il treno.

Quando alla stazione, vicino ai distributori di biglietti  cercavo per la terza volta di spiegare ad una signora con i capelli biondi che con il foglietto che aveva appena acquistato potrà tranquillamente prendere il treno per Venezia a qualsiasi ora di quel giorno se prende un treno regionale, il Mio Amato mi toccava col gomito, guardando nervosamente l’orologio.  “Stiamo per perdere il treno”, sibilava, sorridendo con nervosismo alla signora di una nazionalità indefinita, con la quale stavo discutendo. Lo stress mi ha stretto la gola quando ho informato la donna di questo fatto ed a lei sembrava non importare che il nostro treno stava per partire e continuava a fare le domande. Le ho rispiegato, passo dopo passo, tutto quello che doveva fare (convalidare il biglietto e salire sul treno), dopo di che, assicurandola ancora una volta che tutto andrà bene  e arriverà a Venezia se fara come le avevo appena detto, ci siamo salutate così affettuosamente come in fretta.

Quando siamo arrivati al binario, il treno suonava ormai impazientemente, pronto a partire.
“Ma com’è possibile che noi sempre dobbiamo andare in fretta?”, ha chiesto retoricamente l’Amato, sedendosi accando a me.

2 ott 2015

Quando i luoghi ci chiamano



E' successo.

Ho messo il naso al di fuori dello stivale italiano. L'inaspettato non mi ha spazzato, anche se durante l'atterraggio le turbolenze hanno scosso tutto l'aereo. Mamma diceva che là le turbolenze capitano spesso, tuttavia non ero sicura se quella volta non fosse stato il tremare del mio cuore. Guardò fuori dalla finestra e al di sotto delle nuvole dense, si poteva vedere il contorno del porto. Siamo arrivati.

Non mi ricordo il primo momento in cui ho sentito l'aria locale nei miei polmoni, ma se nella mia mente camminavo così tante volte su quella terra, ed il mio io sembrava conoscere a memoria la composizione delle strade, forse il mio corpo ha riconosciuto come familiare anche l'aria. Quello che è successo dopo, dal momento in cui sono scesa dall'aereo, poi salita sull'autobus e alla fine arrivata a carrer d'Urgell, mi sembrava un delirio onirico e come accade in un sogno, delle seguenze di scene irreali di cui ero testimone. Al carrer d'Urgell siamo scesi come gli unici e invece di una folla di gente, e tra di loro i borseggiatori, per strada c'era solo una signora seduta sulla panchina e un gruppo di giovani che stavano andando lungo la strada con un passo veloce. Quando, sorridendoci, ci siamo messi a camminare giù la strada, davanti agli occhi avevo ancora le parole, visualizzate su un piccolo schermo in autobus, accompagnate da una emoticon sorridente "Hooray!You are finally here!".