01 apr 2015

Carabinieri nel Palazzo Ducale

L'archittetura sottoposta alla natura in Piazzale della Pace; a destra (invisibile ormai sulla foto) il Palazzo della Pilotta.

Visitare i posti è difficile e divertente. Saper scoprire i luoghi visitati è una capacità stranamente complicata, per essere in grado di camminare per tutta la città guardando tutto senza vedere veramente  niente. È divertente andare da una parte e , guardando intorno, rendersi conto che probabilmente sei l’unico turista. Sarà un po’ come con un’affermazione: “vai alla mia città natale? Perché? Là non c’è niente.” E la gita comincia ad essere più interessante quando quel „niente” inizia a prendere forma.


Piccola Parigi improporzionale

Parma non è proporzionale. All’inizio raggiungiamo il Piazzale della Pace, che a prima vista assomiglia ad un largo giardinetto pubblico in Gran Bretagna. Là troviamo un monumento a Giuseppe Verdi, intorno a cui stanno seduti gli abitanti, prendendo il sole e sfruttando una giornata libera. Decidiamo a prendere un sole primaverile anche noi e persino chiediamo ad un passante di farci una foto. Quello finisce in fretta il suo primo gelato della  stagione e ci fa una foto con una faccia “vai alla mia città natale? Perché? Là non c’è niente.” Al piazzale si trova anche il Palazzo della Pilotta. Attraverso il cortile ed i portici che lo proteggono, seguendo il suono della fisarmonica. Mi immagino una scoperta incredibile, la quale alla fine si rivela un suonatore ambulante. Il suono della fisarmonica, non so perché, mi fa pensare alla bohème parigina. Non so in quanto sia vero, visto che non sono mai stata a Parigi, però siccome Parma viene chiamata “una piccola Parigi”, può essere che la magia dei suoni della fisarmonica funziona anche là. Il Palazzo della Pilotta fu costruito da Francesco Paciotta nel 1583 per il duca Ottavio Farnese e doveva ospitare, tra l’altro, il teatro e le sale d’armi. Oggi, nel palazzo, oltre al Teatro Farnese si trovano il Museo Archeologico, la Biblioteca Palatina e l’Istituto d’Arte.


Parma non è proporzionale perché dalle superfici larghi entriamo nelle vie strette strette che ci conducono alle piazze ugualmente strette. In una di quelle è collocato il Duomo (in cui troveremo tra l’altro gli affreschi di Antonio da Correggio) insieme ad un enorme battistero. Le superfici larghe favoriscono una buona comprensione di quello che stiamo guardando, e per questo per apprezzare veramente la bellezza di quegli edifici, meglio farsi una sosta. Vista poca quantità dei metri quadri liberi nella piazza, per veder bene sia il duomo sia il battistero bisogna allontanarsi di pochi passi e lasciarsi riflettere. È bello. I raggi del sole riflettevano sulla facciata del battistero così che il vero colore (rosa) di essa l’ho notato appena guardavo le foto.



Caffè e viola del pensiero

Vogliamo prendere un caffè al Pepèn, dove si dice che la caffeina servita sia quella scquisitissima. Pepèn è famoso anche dei suoi panini, il che risulta una verità, visto che i clienti affamati li godono seduti sul marciapiede lungo tutta la via Borgo Sant’Ambrogio. Il locale stesso è strapieno, e la fila al bancone ha 10 ramificazioni e gli ultimi clienti stanno proprio vicino a noi, ormai sulla strada. Ci accontentiamo della sola vista, decidiamo di ritornarci la prossima volta ed il caffé lo beviamo da altra parte.


Non so se sia Venezia a provacare in me certe preferenze ma sono una feticista dei ponti nelle città (se questo è possibile). Adoro i ponti. Se nella città che visito c’è un fiume o un lago, ci devo essere. Ci rechiamo dunque verso il ponte Verdi e incontriamo una vista piuttosto triste. Le rive grigio-marroni di un fiume abbastanza rovinoso di colore sabbia. Dediciamo però di raggiungere l’altro lato della città, dove ormai ci aspettavano i giardini ducali. Giù, sulla riva, qualcuno gettava un bastone al cane, l’acqua scroscia, e sotto il lampione sul ponte fioriscono le viole del pensiero sopra le quali stanno attaccati i lucchetti d’amore.

Carabinieri nel Palazzo Ducale

I giardini ducali fanno parte della vecchia residenza ducale, ed ora svolgono il ruolo del parco pubblico. Lì, similmente come sul ponte, il verde dell’erba, ancora oscurato dall’atmosfera invernale, piano piano si risveglia riscaldato dai primi raggi del sole. Passiamo accanto ad una gita scolastica ed ai ragazzi annoiati dai racconti del guida, per i quali noi sembriamo l’unico divertimento. Ci guardano sorpresi, e quando comincio a fare le foto, loro ci salutano con i gesti. A destra dall’entrata al parco, dietro gli alberi spunta il Palazzo Ducale insieme alle statue situate in fila di fronte al palazzo. L’edificio fu costruito anche nella seconda metà del XVI per la famiglia Farnese, e oggigiorno (qua mi sorprendo) è la sede del Comando Provinciale dei carabinieri.



In parco ci lasciamo al dolce far niente, similmente agli altri abitanti di Parma, alcuni sulle panchine, altri sdraiati sulle coperte sull’erba, creando un collage colorato dei giubotti ancora invernali e della pelle pallida, desiderata del sole. Qualcuno sdraiato nel collage delle coperte sul prato grida a qualcuno sulla panchina, e quello scuote le spalle. „C’è il sole e non sento, c’è il vento e non vedo”, risponde, gridando.

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